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INFORMAZIONI UTILI > LA PROVINCIA DI RAGUSA > RAGUSA

Parte del
materiale presente in questa pagina
è tratto dal
libro





di MARCO E GIUSEPPE IACONO
Ed. Tomaselli 2005
Per informazioni:
SITO WEB:
www.guideiacono.it
emails:
edizionitomaselli@tin.it
edizionienjoy@libero.it
info@guideiacono.it

TELEFONO:
0932 245836

 

Ragusa, capoluogo della provincia Iblea, è situata nella parte meridionale dei monti Iblei, ad una altezza che varia dai 500 metri ai più di 600 metri misurati nella zona nuova che sorge sull'altopiano.
La Ragusa antica, il cosiddetto "centro storico", giace ssopra un declivio del tavolato ibleo, delimitato da due profondi e pittoreschi valloni, la Cava San Leonardo e la Cava di Santa Domenica, mentre la zona più moderna, che cominciò ad avere un asetto definitivo in epoca fascista, sorge oltre ben oltre i valloni, espandendosi sia in direzione sud, verso il mare, che in direzione Ovest, verso Comiso.
La città è cosi distinta in due nuclei, separati da un profondo burrone chiamato "Valle dei Ponti", perchè attraversato da un ponte ferroviario e da tre ponti per il traffico cittadino:

  • Ponte dei Cappuccini o Ponte Vecchio

  • Ponte nuovo, edificato nel 1937

  • Ponte Nuovissimo o di San vito, inaugurato nel 1964.


I due nuclei che costituiscono la città sono: RAGUSA MODERNA, con pianta a reticolato e RAGUSA IBLA, ricca di ricordi medioevali ed eleganti palazzi barocchi e nello stesso tempo, il centro più antico, più affascinante e più pittoresco che sorge su un colle alto circa 380 metri, del quale segue il profilo e nel quale si inserisce in modo armonico.





"CREVIT RAGUSA HIBLAE RUINIS"
Questa iscrizione in latino (Ragusa si sviluppò sulle rovine di Ibla), è presente nello stemma civico sul quale spicca un'aquila recante in un artiglio la cornucopia dell'abbondanza e nell'altro il caduceo simbolo di pace.
Ragusa infatti sorge al posto dell'antica Hibla. Fu fondata dagli antichi Siculi dei quali restano molte testimonianze, come i loculi funerari  a sezione rettangolare e di varia grandezza scavati in molte zone e ben visibili in una parete della valle del Gonfalone, lungo la stradale che conduce a Modica.
Le continue ricerche archeologiche hanno permesso di individuare alcune necropoli in varie parti del territorio cittadino e, alcune di queste tombe, con il loro corredo funebre, sono state perfettamente ricostruite nel museo Archeologico della città.
Alcuni secoli più tardi seguì l'invasione Greca: del periodo greco non rimangono centri abitati per darci un'idea della loro vita, invece ci parlano chiaramente le Necropoli, delle quali esistono varie testimonianze, la più importante delle quali è quella di Monte Rito, situata proprio sopra l'ospedale "Maria Paternò Arezzo".
Dopo la dominazione greca, Ragusa si arrese ai Romani, quindi passò circa 5 secoli sotto la dominazione bizantina: durante questo periodo la città malamente difesa dai bizantini, subì varie scorrerie da parte dei barbari.
Seguirono varie dominazioni, tra cui quella araba (844-848) e quella Normanna (1060), sotto la quale la città assunse il nome definitivo di Ragusa, Sveva e quindi Angioina, che tuttavia durò poco perchè il suo malgoverno suscitò la rivolta dei siciliani sfociata nei famosi Vespri siciliani, al termine della quale Ragusa fu elevata a Contea.
In questo periodo si fa luce la famiglia dei Chiaramonte, che governò la contea per più di un secolo; il loro posto venne preso dai Cabrera e sotto questi signori la contea di Ragusa si ingrandì fino a comprendere tutti i comuni e l'attuale territorio della provincia di Ragusa.

Purtroppo gli anni che seguirono non furono del tutto splendidi: uno degli avvenimenti più importanti fu quello della concessione delle terre in ENFITEUSI a cominciare dal 1452: consisteva questa in un contratto agrario che garantiva al titolare il godimento di un fondo con l'obbligo di migliorarlo, dietro pagamento di un canone annuo in natura o denaro.
Le differenze di classe che si vennero a creare in seguito all'Enfiteusi portarono a lotte vere e proprie tra gli abitanti della parrocchia di San Giovanni, detti "Sangiovannari" e quelli della parrocchia di San Giorgio, detti "Sangiorgiari"; tali lotte furono continuate per secoli, mitigate di tanto in tanto da avvenimenti quali carestie, pestilenze e il tremendo terremoto dell'11 Gennaio 1693, che nella sola città di Ragusa causò circa 5000 morti e devastazione di gran parte della città.
Quando si decise la ricostruzione della città, sorsero due Raguse, Ragusa Nuova e Ragusa Vecchia, e ciò fu oggetto di lotte negli anni che vennero.
Le lotte religiose continuarono fino al 4 novembre 1918, quando i Ragusani organizzarono una processione con le statue dei due santi , San Giovanni e San Giorgio, considerandoli entrambi protettori della città.
Nel 1926, grazie all'interessamento di Filippo Pennavaria, Ragusa diventava un solo comune e capoluogo di provincia.





 
 
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