La Pressione Arteriosa - Farmacia & Salute

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LA PRESSIONE ARTERIOSA




Con il termine "Pressione Arteriosa" si indica la pressione esercitata dal sangue, pompato con forza dal cuore, sulle pareti delle arterie. Dal punto di vista fisiologico, è una energia potenziale che viene via via convertita nel lavoro emodinamico necessario per far fluire il sangue verso i vasi periferici che irrorano i tessuti.
I principali fattori che determinano il valore della pressione arteriosa sono i seguenti:

  • GETTATA CARDIACA, quantità di sangue espulsa dal ventricolo sinistro nell'unità di tempo

  • RESISTENZE CIRCOLATORIE PERIFERICHE, il calibro dei vasi periferici, che può essere aumentato o ridotto tramite vasodilatazione e vasocostrizione

  • COMPLIANCE DEI VASI, ovvero la loro distensibilità

  • VOLEMIA, volume complessivo di sangue in un individuo.



Solitamente quando si misura la pressione arteriosa, ci si riferisce a due valori, indicati come "massima" e "minima"; per comprendere il loro significato, analizziamo la funzione di pompa del cuore.

Ogni battito cardiaco comprende due fasi, una in cui il cuore si contrae e si svuota (sistole) e una in cui si distende e si colma di sangue (diastole); il flusso è regolato dalle valvole che, poste fra le cavità interne, si aprono e si chiudono in sequenza, consentendo il passaggio del sangue in una sola direzione. Le fasi di contrazione e rilassamento del cuore sono sincronizzate dal nodo seno-atriale, un gruppo di cellule che invia impulsi elettrici ai muscoli di atri e ventricoli



Nella fase di SISTOLE il ventricolo sinistro pompa il sangue ossigenato nell'aorta e il ventricolo destro pompa il sangue non ossigenato nelle arterie polmonari; nella fase di DIASTOLE, il cuore si rilassa, consentendo all'atrio destro di accogliere il sangue proveniente dal corpo e a quello sinistro di accogliere il sangue proveniente dai polmoni.

La Pressione sanguigna è misurata da due valori espressi in millimetri di mercurio (mmHg):

  • Il valore maggiore (pressione sistolica) indica la pressione del sangue quando il cuore si contrae

  • Il valore minore  (pressione diastolica) indica la pressione sanguigna quando il muscolo cardiaco si rilassa.




Classificazione dei livelli di pre

 

CATEGORIE

SISTOLICA

DIASTOLICA

 

OTTIMALE

<120

<80

NORMALE

120-129

80-84

NORMALE ALTA

130-139

85-89

IPERTENSIONE I GRADO

140-159

90-99

IPERTENSIONE II GRADO

160-179

100-109

IPERTENSIONE III GRADO

>=180

>=110

IPERTENSIONE SISTOLICA ISOLATA

>=140

<=90

Analizzando i valori riportati, possiamo osservare che i valori pressori ottimali corrispondono a 120 mmHg per la pressione sistolica e 80 mmHg per la pressione diastolica, mentre il limite di pressione superiore, ma ancora nella norma, corrisponde a 140/90 mmHg.
E' evidente che il valore soglia per definire l'ipertensione arteriosa deve essere considerato flessibile, essendo può o meno elevato a secondo dello stile di vita del soggetto e nel caso egli stesso sia sotto cura medica, a secondo della disponibilità di farmaci efficaci e ben tollerati.




Il Controllo del sistema cardio-circolatorio
avviene principalmente in 4 siti precisi:

  • CUORE

  • ARTERIOLE

  • VENULE POST-CAPILLARI (per la regolazione della gettata cardiaca e delle resistenze vascolari periferiche)

  • RENE  (per la regolazione della volemia e dell'equilibrio idro-elettrolitico)


I meccanismi che giocano un ruolo fondamentale nella determinazione della pressione arteriosa, sono a loro volta distinti in base alla rapidità in cui intervengono, ovvero in Controllo a breve termine e Controllo a lungo termine.

CONTROLLO A BREVE TERMINE

I RIFLESSI BAROCETTIVI sono responsabili dei rapidi aggiustamenti della pressione arteriosa, come ad esempio il passaggio dalla posizione supina a quella eretta; i barocettori sono presenti a livello dell'arco aortico e dei seni carotidei e vengono stimolati dallo stiramento delle pareti della arterie a sua volta causato dall'aumento della pressione arteriosa: questo genera una scarica di impulsi nervosi che raggiunge il centro cardio-vasomotore presente nel Bulbo, nel quale avviene l'attivazione di neuroni inibitori del centro stesso. Si determina cosi una scarica riflessa, tramite le vie effettrici simpatiche e vagali, con conseguente diminuzione della pressione arteriosa.

I RIFLESSI VOLOCETTIVI sono causati dai recettori sensibili alla distensione presenti nel cuore e nelle grosse vene; le vie nervose sono le stesse dei riflessi barocettivi, ma esplicano sui neuroni del centro cardio-vascolare effetti opposti, con risultato un aumento della frequenza cardiaca e un aumento della filtrazione glomerulare e diminuzione della volemia.

I RIFLESSI CHEMIOCETTIVI sono localizzati nelle biforcazioni delle carotidi comuni e sotto l'arco dell'aorta; sono sensibili alla concentrazione dell'O2  (pressione parziale dell'ossigeno), alla concentrazione del CO2  e al PH del sangue. Qualora si presenti un diminuito apporto di ossigeno (IPOSSIA), un accumulo di anidride carbonica (IPERCAPNIA)o una diminuzione del PH sanguigno, i chemiocettori attivano i neuroni che per via simpatica stimolano l'attività cardiaca (aumento della frequenza) e il tono arteriolare, con conseguente aumento della pressione arteriosa.


CONTROLLO A LUNGO TERMINE


Molti ormoni possono esplicare un'azione sulla funzionalità cardio-circolatoria, in particolare alcuni sono implicati in modo diretto nella regolazione del circolo sistemico. Tra questi ricordiamo l'Ormone antidiuretico della Neuroipofisi (ADH), chiamato anche vasopressina, l'ALDOSTERONE della corteccia surrenale, correlato strettamente al sistema renina angiotensina, entrambi coinvolti nella regolazione della volemia; a questi si aggiungono le CHININE e le PROSTAGLANDINE.


VASOPRESSINA. La fondamentale azione dell'ADH è quella di stimolare il riassorbimento idrico nei tubuli renali e quindi di ridurre l'eliminazione di acqua con l'urina; esso determina ritenzione idrica nell'organismo con conseguente aumento della volemia e delle pressioni endovasali. I segnali che attivano la neuroipofisi a secernere vasopressina originano dai volocettori, sensibili alla volemia.

ALDOSTERONE. Viene secreto dalla corteccia surrenale: non agisce direttamente sui vasi o sul cuore, bensì stimola il riassorbimento di sodio e la contemporanea secrezione di potassio nei tubuli renali; in questo modo per effetto osmotico si verifica l'aumento dei volumi idrici extracellulari dell'organismo, con conseguente innalzamento delle pressioni endovasali del circolo sistemico.

ANGIOTENSINA II. L'angiotensina II si forma nel sangue per scissione di un precursore inattivo, l'Angiotensinogeno, per opera dell'enzima RENINA secreto a sua volta dall'apparato juxtaglomerulare dei reni. Il rene secerne la Renina in seguito alla riduzione della perfusione renale, alla stimolazione nervosa simpaticva e alla riduzione della concentrazione ematica di sodio.
La RENINA dapprima taglia l'angiotensinogeno formando l'angiotensina I, successivamente quest'ultima viene convertita in Angiotensina II dall'enzima di conversione ACE (Angiotensin Conversion Enzyme), e questa a sua volta in angiotensina III dalle ghiandole surrenali.
l'Angiotensina II ha una potente azione vasocostrittrice e sodio-ritentiva, assieme all'Angiotensina III stimola il rilascio di Aldosterone dalla corteccia del surrene e attiva il centro della sete, due azioni che aumentano la volemia. I fattori che aumentano la pressione sanguigna inibiscono con meccanismo feed-back il rilascio di renina.
E' fondamentale sottolineare che gli effetti emodinamici e strutturali ritenuti negativi in diverse condizioni patologiche, sono causati dal legame dell'Angiotensina II con il recettore AT1, mentre la stimolazione dei recettori AT2, limita questi effetti collaterali.

CHININE E PROSTAGLANDINE. Le Chinine (Bradichinine)costituiscono un gruppo di potenti vasodilatatori formati attraverso l'azione di enzimi, le Callicreine, su substrati proteici chiamati Chininogeni. Le Chinine hanno un'azione regolatoria prevalentemente locale e vengono disattivate rapidamente da due chinasi plasmatiche, la Chinasi I e la Chinasi II, quest'ultima di struttura chimica identica all'ACE.
Le Prostaglandine coinvolte nella regolazione della pressione arteriosa, sono prevalentemente rappresentate dalla PGE2 e dalla PGI2; queste ed altre promuovono la vasodilatazione, tuttavia il trombossano TXA2 e la prostaglandina PGF , agiscono come vasocostrittori soprattutto a livello venoso.


FATTORI ENDOTELIALI E PEPTIDI NATRIURETICI.

A questi fattori si aggiungono altre sostanze, prevalentemente di natura proteica, che l'organismo libera per equilibrare i valori pressori.

FATTORI ENDOTELIALI. Le cellule dell'epitelio vasale intervengono nel controllo pressorio secernendo alcune sostanze vasoattive:

  • OSSIDO NITRICO (NO), noto anche come EDRF (endothelial Derived Relaxant Factor), che contribuisce alla dilatazione vasale, antagonizzando l'azione di angiotensina II e delle catecolamine; è inattivato dalla NO-sintasi.

  • ENDOTELINE (ET) hanno proprietà vasocostrittive della muscolatura liscia non solo vasale, ma anche tracheale, uterina, intestinale; sono stati identificate 3 diverse isoforme (ET1-ET2-ET3) entrambe attive sul sistema cardiovascolare; inoltre, oltre all'azione vasocostrittrice, sembra possiedano la capacità di interferire sulla contrazione del miocardio.

A basse concentrazioni ET1 aumenta il riassorbimento di sodio e acqua nel tubulo contorto prossimale.

PEPTIDI NATRIURETICI. il più noto è il peptide natriuretico atriale (ANP): sintetizzato soprattutto dagli atriociti cardiaci, è un ormone circolante che interviene nel controllo pressorio provocando diversi effetti tra i quali diminuzione della pressione arteriosa, aumento della filtrazione glomerulare, inibizione della secrezione di ormoni aldosterone, renina e vasopressina.


 
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